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Autismo: come migliorare la comunicazione

Press-IN anno V / n. 330
Superando.it del 08-02-2013

PORDENONE. È in programma dall’8 al 10 febbraio a Pordenone, presso il Centro Operativo della Fondazione Bambini e Autismo (Via Vespucci), il corso di formazione denominato Come migliorare la comunicazione nei disturbi dello spettro autistico, organizzato dalla stessa Fondazione e dalla SEF (Società Europea di Formazione), e incentrato sulla possibilità di aiutare le persone con autismo a comunicare attraverso le immagini. «Per le persone con autismo – spiegano infatti i promotori dell’iniziativa – il canale comunicativo privilegiato è quello visivo. Insegnare ai bambini a comunicare attraverso immagini può quindi mettere le basi per introdurre anche il linguaggio verbale come strumento di comunicazione». Il sistema di cui ci si occuperà nella tre giorni di Pordenone sarà il PECS (Picture Exchange Communication System), utilizzato in tutto il mondo e somministrato sia a bambini che ad adulti con autismo. Il corso, a numero chiuso, richiamerà a Pordenone operatori da tutto il Nord Italia, rivolgendosi a neuropsichiatri infantili, foniatri, terapisti occupazionali e psicologici, logopedisti, insegnanti e genitori. «Come si vede – sottolinea Davide Del Duca, direttore della Fondazione Bambini e Autismo – i destinatari del corso saranno professionisti, insegnanti e genitori, dunque figure apparentemente varie che però, ognuno per le loro competenze, possono tutte contribuire a facilitare la comunicazione nella persona con autismo. La nostra organizzazione, infatti, ha un’impostazione che prevede la presa in carico globale delle persone, il che vuol dire che tutti coloro che ruotano ad esempio attorno a un bambino con autismo devono condividere gli obiettivi che ci si dà e per la propria parte contribuire a raggiungere le mete con uno stesso stile comunicativo. Il corso PECS è in sintonia con i nostri intendimenti e sarà un’occasione per molti di affinare o imparare tecniche fondamentali».
A ricoprire il ruolo di docenti, saranno Mario Montero Camacho, professore associato all’Università di Girona in Spagna, specializzatosi in Gran Bretagna e direttore di un centro che si occupa di ragazzi con autismo a Londra, Cinzia Raffin, psicologo e psicoterapeuta, presidente e direttore scientifico della Fondazione Bambini e Autismo e Mario Casini, pediatra e direttore sanitario dell’ASS 6 (Azienda per i Servizi Sanitari) di Pordenone. (S.B.)
Per ulteriori informazioni e approfondimenti: relazioniesterne@bambinieautismo.org.

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La distextia, ultimo sintomo della deriva che ci vuole tutti disturbati

Press-IN anno V / n. 211
Il Foglio del 27-01-2013
Un tempo c’era la vecchia cara dislessia. Poi, a tenerle compagnia nel mondo delle “dis,” sono giunte la disortografia, la disgrafia e la discalculìa. Il quartetto (fiancheggiato dall’Adhd, la sindrome del bambino agitato) è stato oggetto di una legge sui Dsa (disturbi specifici di apprendimento) che prevede percorsi didattici speciali e garantiti per coloro che sono stati diagnosticati Dsa dal Servizio Sanitario Nazionale (o dai convenzionati). Come si era previsto, il numero dei bambini “disturbati”, che era stato prudentemente indicato in un 3-5 per cento (più un altro 3-5 per cento di Adhd), sta crescendo di giorno in giorno e in alcune realtà locali ha raggiunto punte del 15 per cento. Logopedisti un po’ straniti sono impegnati ad aiutare a fare i compiti di bambini che non sanno incolonnare bene le cifre (perché questa sarebbe discalculìa). Ma ora questa prateria estesa sì, ma confinata ai piccoli, potrebbe diventare poca cosa se assorbiremo – magari anche legislativamente e come variabile indipendente dalla spending review – la novità che viene d’oltre oceano: la distextia.

E’ un disturbo che si manifesta quando uno scrive un sms confuso e sconclusionato, pieno di errori e scambi di lettere. Qualche buontempone l’ha ricondotto alla condizione di una persona tanto pigra da usare a tal punto il chatspeak da diventare incomprensibile. Ma alcuni serissimi dottori statunitensi hanno ammonito che c’è poco da scherzare: la distextia è una cosa serissima. Potrebbe segnalare disturbi neurologici complessi e persino il sopraggiungere di un ictus. La teoria è corroborata dal caso di una signora bostoniana che, in visita ginecologica, inviava deliranti sms al marito, e poco dopo fu colpita da ictus. Una deduzione tipicamente “scientifica”, basata sull’intercambiabilità tra causa ed effetto.

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Tablet per dislessici: a Roma parte la sperimentazione

Press-IN anno V / n. 244
Panorama del 31-01-2013
La Asl della capitale ha inserito Edi Touch, la prima tavoletta per bambini dislessici ideata da Marco Iannacone, in un progetto che durerà due anni. Soddisfatto l’inventore: “Finalmente si parte. Siamo fiduciosi sui risultati da ottenere”.
ROMA. Edi Touch, il primo tablet per bambini dislessici, è pronto per partire con una sperimentazione che durerà due anni. La presentazione ufficiale è avvenuta nel suggestivo Borgo di Ostia Antica, vicino Roma, all’interno di una giornata su dislessia, disgrafia e discalculia organizzata dal Dipartimento di prevenzione della Asl Roma D .
Si tratta della prima sperimentazione in Italia dì uno strumento compensativo standardizzato accessibile a tutti, in questo caso un tablet, per il successo scolastico degli alunni con disturbo specifico di apprendimento (dsa). L’obiettivo di questo progetto, in accordo con la legge 170/2010, è quello di fornire allo studente la strumentazione necessaria e testarne la reale efficacia. “Nel 2008 è partito un progetto integrato tra scuola e Asl per l’applicazione di strategie psico pedagogiche di facilitazione all’apprendimento con l’utilizzo di tecnologie informatiche, ma ancora non conoscevamo Edi Touch – spiega Lorenzo Toni, neuropsichiatra infantile della Asl Roma D -. Venuti a conoscenza della sua esistenza, la direzione si è attivata per avviare un progetto che consentisse di valutarne l’efficacia”.
Secondo gli ultimi dati Istat, la dislessia è un disturbo che colpisce tra il 4 e l’8 per cento dei bambini. Inoltre, il 34,5 per cento degli alunni con disabilità nelle scuole primarie e secondarie non è autonomo. I problemi più frequenti in questi soggetti, ha precisato l’istituto di statistica, riguarderebbero “il ritardo mentale, i disturbi del linguaggio, quelli dell’apprendimento e dell’attenzione”.
Nel progetto romano sono stati riuniti tutti gli attori del progetto, dal Dipartimento di prevenzione della Asl romana, ai medici che operano nel territorio di competenza, all’inventore di Edi Touch e alla cooperativa sociale “Il Geco”, che offre valutazioni per bambini dislessici, percorsi di Sand Play Terapy, progetti di tutela minorile e gruppi di ascolto a tematica precisa. A giugno prossimo si farà una prima valutazione, se i risultati saranno soddisfacenti, si procederà con l’anno scolastico successivo. “Tra sei mesi faremo un primo step in un workshop internazionale per verificare la fattibilità del progetto – spiega Claudio Fantini, direttore del Dipartimento di prevenzione della Asl Roma D -. In base ai risultati ottenuti decideremo cosa fare in futuro. L’ambizione è quella di promuovere uno strumento compensativo e facilitatore per la didattica, accessibile a tutte le famiglie, da proporre anche a livello europeo e nell’Area mediterranea”.

EDI TOUCH, L’INTUIZIONE DI MARCO IANNACONE. 

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Coinvolgimento e distacco

Press-IN anno IV / n. 3271
Superando.it del 18-12-2012
Coinvolgimento e distacco 
di Matteo Schianchi

«Data la carenza di analisi sul mondo della disabilità – scrive Matteo Schianchi, autore di “Storia della disabilità”, rispondendo alle critiche del sociologo Claudio Roberti, da noi pubblicate – mi accontenterei di argomentazioni e analisi all’altezza di un sapere più approfondito, capace di fare emergere l’articolazione e la complessità della realtà». «E credo – aggiunge – che la storia e la sociologia non debbano “sfidarsi”, ma contribuire a produrre conoscenza»

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Rapporto PiT Salute. Cittadinanzattiva: “Tagli ricadono sui cittadini più deboli”

Meno risorse, più difficoltà. I cittadini stretti tra liste di attesa che raggiungono gli 8 mesi per una visita oculistica e ostacoli per l’accesso ai farmaci. Il 51,4% lamenta l’impossibilità di usufruire di servizi adeguati e stenta a decollare la medicina territoriale. È quanto emerge dal XV Rapporto del Tdm-Cittadinanzattiva.
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