Posts Tagged With 'Maurizio Ferraris'

FILOSOFIA E MEDICINA

Ippocrate, nel De decenti habitu, sostiene che «il medico che si fa filosofo diventa pari a un dio». L’affermazione dalla potenza sconcertante contiene in sé il senso più profondo del rapporto tra filosofia e medicina. Il sodalizio viene attestato con forza se si scorre la storia del pensiero occidentale, in cui si succedono pensatori-medici o pensatori almeno avviati alla medicina (Avicenna, Averroè, Telesio, Galeno, Sesto Empirico, Maimonide ecc), riflessioni sull’arte medica (Ficino, Cartesio, Feuerbach, Jonas, Foucault, Ricoeur, Gadamer), e più in generale si riscontra nei testi un uso sorprendentemente ampio di esempi e metafore di ambito medico come mezzi retorici per esplicitare al meglio il pensiero.

Oggi una prova di questo legame indissolubile tra saperi la offre Zettel, la fortunata trasmissione di Rai Educational (presente sia sul digitale terrestre al canale 146 sia sul satellite, Sky al canale 806) ideata e condotta da Maurizio Ferraris. È infatti significativo rilevare il susseguirsi di riferimenti alla medicina in un format che si pone come obiettivo di riaprire la discussione intorno ai nodi cruciali della filosofia (anima, tempo, virtù, realtà ecc.) e non quello di divulgare una qualche forma di ‘pensiero medico’. La visione di Zettel impone infatti una riflessione: è come se davvero non si riuscisse a parlare di filosofia senza, in un certo senso, fare ‘filosofia della medicina’. Qualche esempio: discutendo di “Memoria” Ferraris dice “La memoria assume un ruolo fondamentale, perché abbiamo l’impressione che perdendone anche un solo pezzo potremmo perdere parte della nostra identità” e collega poi questa affermazione alla sindrome di Alzheimer; nella puntata dedicata alla “Paura” ricorda la frase di Hobbes “L’unico sentimento che conosco è la paura”, che non può non richiamare le osservazioni di Freud sulla paura come condizione naturale di vita per i malati di mente. Un’ altra considerazione interessante deriva dalla quantità di possibili svolgimenti ‘medici’ che la riflessione filosofica favorisce: se è vero, come dice Ferraris parafrasando Montaigne, che “Essere filosofi significa imparare a morire e imparare a morire significa imparare a essere liberi”, quali le implicazioni in ambito medico? se “La percezione, attraverso i sensi, ci mette in contatto con il mondo”, quale tipo di percezione e rapporto con il mondo può avere un malato? se la nozione di “Realtà” è il paradigma più attuale della filosofia contemporanea, perché non valutarne il peso e le potenzialità applicative in ambito sanitario? Da tutto questo appare evidente come sia già in atto un processo di ‘ritorno alle origini’ che lega e fa agire cultura e medicina.

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FILOSOFIA E MEDICINA

FILOSOFIA E MEDICINA

Ippocrate, nel De decenti habitu, sostiene che «il medico che si fa filosofo diventa pari a un dio». L’affermazione dalla potenza sconcertante contiene in sé il senso più profondo del rapporto tra filosofia e medicina. Il sodalizio viene attestato con forza se si scorre la storia del pensiero occidentale, in cui si succedono pensatori-medici o pensatori almeno avviati alla medicina (Avicenna, Averroè, Telesio, Galeno, Sesto Empirico, Maimonide ecc), riflessioni sull’arte medica (Ficino, Cartesio, Feuerbach, Jonas, Foucault, Ricoeur, Gadamer), e più in generale si riscontra nei testi un uso sorprendentemente ampio di esempi e metafore di ambito medico come mezzi retorici per esplicitare al meglio il pensiero.

Oggi una prova di questo legame indissolubile tra saperi la offre Zettel, la fortunata trasmissione di Rai Educational (presente sia sul digitale terrestre al canale 146 sia sul satellite, Sky al canale 806) ideata e condotta da Maurizio Ferraris. È infatti significativo rilevare il susseguirsi di riferimenti alla medicina in un format che si pone come obiettivo di riaprire la discussione intorno ai nodi cruciali della filosofia (anima, tempo, virtù, realtà ecc.) e non quello di divulgare una qualche forma di ‘pensiero medico’. La visione di Zettel impone infatti una riflessione: è come se davvero non si riuscisse a parlare di filosofia senza, in un certo senso, fare ‘filosofia della medicina’. Qualche esempio: discutendo di “Memoria” Ferraris dice “La memoria assume un ruolo fondamentale, perché abbiamo l’impressione che perdendone anche un solo pezzo potremmo perdere parte della nostra identità” e collega poi questa affermazione alla sindrome di Alzheimer; nella puntata dedicata alla “Paura” ricorda la frase di Hobbes “L’unico sentimento che conosco è la paura”, che non può non richiamare le osservazioni di Freud sulla paura come condizione naturale di vita per i malati di mente. Un’ altra considerazione interessante deriva dalla quantità di possibili svolgimenti ‘medici’ che la riflessione filosofica favorisce: se è vero, come dice Ferraris parafrasando Montaigne, che “Essere filosofi significa imparare a morire e imparare a morire significa imparare a essere liberi”, quali le implicazioni in ambito medico? se “La percezione, attraverso i sensi, ci mette in contatto con il mondo”, quale tipo di percezione e rapporto con il mondo può avere un malato? se la nozione di “Realtà” è il paradigma più attuale della filosofia contemporanea, perché non valutarne il peso e le potenzialità applicative in ambito sanitario? Da tutto questo appare evidente come sia già in atto un processo di ‘ritorno alle origini’ che lega e fa agire cultura e medicina.

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LA FILOSOFIA PROVA A FARE PACE CON LE VERITA’ DELLA RICERCA

Un articolo su Tuttoscienze del 17 Ottobre 2012 affronta il tema filosofico del Nuovo Realismo del filosofo Maurizio Ferraris, professore di filosofia teoretica all’Università di Torino. Clicca qui

 

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