DONNE&FUTURO ONLUS

DONNE&FUTURO ONLUS

Il focus della nostra azione è da sempre orientato verso un intervento di tipo globale: la donna o l’adolescente è posto al centro, perché si ritiene che il suo recupero psico-fisico passi necessariamente dalla condivisione di uno specifico percorso costruito grazie ad un significativo rapporto di relazione e di fiducia con la donna o l’adolescente.

L’orientamento metodologico nella programmazione delle iniziative tiene conto del concetto di RETE, visto come modello teorico di riferimento, ove il termine “Rete sociale”, si riferisce sia alla particolare configurazione di legami che circondano ogni donna, sia all’insieme delle relazioni tra i componenti di un gruppo.

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Pubblicato da: revellino 14 05 13 Nessun Commento »
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COMUNICAZIONE ORDINE DEI MEDICI CHIRURGHI E ODONTOIATRI DELLA PROVINCIA DI TORINO

COMUNICAZIONE ORDINE DEI MEDICI CHIRURGHI  E ODONTOIATRI DELLA PROVINCIA DI TORINO

Indice nazionale degli indirizzi di posta elettronica certificata (INI – PEC) delle imprese e dei professionisti

 Si informano gli iscritti che è stato pubblicato, sulla Gazzetta Ufficiale n. 83 del 9 aprile 2013, il D.M. 19 marzo 2013.

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Pubblicato da: revellino 30 04 13 1 Comment »
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Fondazione Osteoporosi Piemonte

Fondazione Osteoporosi Piemonte

Nasce come LEGA PER L’OSTEOPOROSI PIEMONTE nel 1986 a Torino  ad opera di alcune personalità dell’ambiente medico-scientifico ed alcuni esponenti della imprenditoria  torinese, con lo scopo di informare e sensibilizzare la popolazione e la classe medica e le istituzioni al problema crescente dell’osteoporosi, diffondere la conoscenza delle attività di studio e di ricerca, agevolare e promuovere, anche mediante la raccolta di fondi, la ricerca scientifica e l’attività clinica nel campo della prevenzione e del trattamento dell’osteoporosi.

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Pubblicato da: revellino 29 04 13 Nessun Commento »
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Psicopatologia del linguaggio

Tra le discipline che hanno tentato di inserirsi nella storia della psichiatria, la psicopatologia del linguaggio rappresenta un caso particolare. Individuando nell’analisi delle manifestazioni linguistiche dei malati un chiave analitica utile per un quadro diagnostico completo, dopo due secoli dai primi psicopatologi di Montpellier, essa non riesce a legittimarsi definitivamente per ostacoli che riguardano il suo stesso oggetto di ricerca. La “lingua dei malati”, osservata solo da occhio medico e mai studiata dalla comunità linguistica, non può presentare uno stato di analisi tale da attribuirle lo statuto di vera e propria lingua, suscettibile di indagini appropriate. Dovendo giustificare la necessità di questi studi, il lavoro che qui si presenta ha ripercorso la storia della psichiatria moderna, da Pinel a Piro, allo scopo di individuare una tradizione di analisi e teorie sulla lingua dei soggetti che possano costituire una base nella cui continuità collocare gli studi futuri e sulla quale contemporaneamente legittimare l’ambito di ricerca della psicopatologia del linguaggio.

Nel percorso affrontato sono emersi due momenti fondamentali: uno classificatorio e descrittivo alla fine dell’Ottocento e l’altro teorico-filosofico, risalente agli anni Trenta del Novecento e ancor oggi influente. Alla prima fase sono legati Séglas, Tanzi e Morselli, i quali hanno definito il primo sistema classificatorio delle alterazioni linguistiche dei malati e condotto il primo studio su un preciso fenomeno linguistico, il neologismo, fortemente coinvolto nella creazione delirante della paranoia. Sul finire di questo periodo il legame tra malattia e lingua diventa centrale nei dibattiti teorici della psichiatria filosofica – si pensi a Minkowski e Binswanger – che amplia la prima elaborazione teorica fatta in merito da Jaspers: esistenza e lingua appaiono così legati da poter essere considerati capacità linguistica pura. Da questo momento la prospettiva teorica diventa eccessivamente preponderante: solo Piro si distingue con il suo studio del linguaggio schizofrenico, in cui recupera la lezione classificatoria di Morselli, descrivendo le anomalie linguistiche secondo i livelli analitici della linguistica generale, e continua l’approccio filosofico con la sua teoria della dissociazione semantica, per lui centrale nel disturbo schizofrenico. Sfruttando la lingua dei pazienti attraverso una diretta decifrazione linguistica, egli sostiene la possibilità di sviluppare nuove metodologie terapeutiche che diano una chiave d’accesso al disagio del soggetto.

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Pubblicato da: revellino 21 04 13 Nessun Commento »
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COMUNICAZIONE OMCeO TORINO: IL CASO STAMINA

COMUNICAZIONE OMCeO TORINO: IL CASO STAMINA

Il Comitato Centrale dellaFederazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri (FNOMCeO) è intervenuto nel dibattito – scientifico, politico, culturale – aperto “Caso Stamina”.
Il Senato infatti chiamato a trasformare in legge il decreto Balduzzi ha detto prima di no al Ministro respingendo il carattere di urgenza del decreto (vedi) e (vedi) ma poi il 10 aprile scorso il testo è stato approvato dal Senato (vedi). Di seguito la nota rilasciata dalla FNOMCeO

Se è vero che il fine della Medicina, soprattutto in tempi di straordinarie prospettive scientifiche e biotecnologiche, è perseguire il bene della Persona nel rispetto dei suoi diritti fondamentali, è irrealistico immaginare che tale obiettivo possa essere conseguito da una Scienza medica che resti lontana e indifferente alle speranze e alle sofferenze che ancora non trovano risposte.
Ma è altrettanto vero che – nella tumultuosa evoluzione della ricerca e della medicina applicata – le speranze di tanti diventano certezze per tutti solo quando una rigorosa e trasparente metodologia scientifica abbia sperimentato prima, e introdotto nella pratica clinica poi, innovazioni diagnostiche e terapeutiche di comprovata efficacia e sicurezza.
Questo inscindibile e ineludibile legame tra speranze delle persone ed evidenze della scienza è tanto più stretto quanto più si intendono affermare – in una Sanità che sia per tutti e di tutti – i principi di equità di accesso e universalismo dei destinatari: solo in questo scenario la libertà di cura diventa un diritto esigibile.
La ricerca scientifica e la pratica della Medicina non sono né devono essere interpretate come “palazzi ciechi e sordi” alla speranza e alla sofferenza, ma come luoghi e soggetti di sviluppo delle conoscenze, di costruzione di nuovi strumenti di diagnosi e cura, che strappano all’ignoto non brandelli di verità assoluta ma evidenze utili a contrastare malattie, ancora orfane di trattamenti efficaci.
La nostra opera professionale ogni giorno e su ogni persona si misura con questo intreccio tra speranze ed evidenze, tra prossimità al malato e rispetto delle buone pratiche cliniche.
Riteniamo altresì che questo sia il vero nucleo forte di quella Alleanza terapeutica che diviene il punto di sintesi tra la libertà di cura e il diritto a trattamenti sicuri ed efficaci, anche per chi, nella disperazione, continua a coltivare legittime speranze”.

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Pubblicato da: revellino 19 04 13 Nessun Commento »
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