Bibliografia di studio

Rassegna del Sole 24 ore sul tema del linguaggio

Comunicazione istituzionale  e semplificazione del linguaggio

Pubblicato da: revellino 14 08 13 Nessun Commento »
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Psicopatologia del linguaggio

Tra le discipline che hanno tentato di inserirsi nella storia della psichiatria, la psicopatologia del linguaggio rappresenta un caso particolare. Individuando nell’analisi delle manifestazioni linguistiche dei malati un chiave analitica utile per un quadro diagnostico completo, dopo due secoli dai primi psicopatologi di Montpellier, essa non riesce a legittimarsi definitivamente per ostacoli che riguardano il suo stesso oggetto di ricerca. La “lingua dei malati”, osservata solo da occhio medico e mai studiata dalla comunità linguistica, non può presentare uno stato di analisi tale da attribuirle lo statuto di vera e propria lingua, suscettibile di indagini appropriate. Dovendo giustificare la necessità di questi studi, il lavoro che qui si presenta ha ripercorso la storia della psichiatria moderna, da Pinel a Piro, allo scopo di individuare una tradizione di analisi e teorie sulla lingua dei soggetti che possano costituire una base nella cui continuità collocare gli studi futuri e sulla quale contemporaneamente legittimare l’ambito di ricerca della psicopatologia del linguaggio.

Nel percorso affrontato sono emersi due momenti fondamentali: uno classificatorio e descrittivo alla fine dell’Ottocento e l’altro teorico-filosofico, risalente agli anni Trenta del Novecento e ancor oggi influente. Alla prima fase sono legati Séglas, Tanzi e Morselli, i quali hanno definito il primo sistema classificatorio delle alterazioni linguistiche dei malati e condotto il primo studio su un preciso fenomeno linguistico, il neologismo, fortemente coinvolto nella creazione delirante della paranoia. Sul finire di questo periodo il legame tra malattia e lingua diventa centrale nei dibattiti teorici della psichiatria filosofica – si pensi a Minkowski e Binswanger – che amplia la prima elaborazione teorica fatta in merito da Jaspers: esistenza e lingua appaiono così legati da poter essere considerati capacità linguistica pura. Da questo momento la prospettiva teorica diventa eccessivamente preponderante: solo Piro si distingue con il suo studio del linguaggio schizofrenico, in cui recupera la lezione classificatoria di Morselli, descrivendo le anomalie linguistiche secondo i livelli analitici della linguistica generale, e continua l’approccio filosofico con la sua teoria della dissociazione semantica, per lui centrale nel disturbo schizofrenico. Sfruttando la lingua dei pazienti attraverso una diretta decifrazione linguistica, egli sostiene la possibilità di sviluppare nuove metodologie terapeutiche che diano una chiave d’accesso al disagio del soggetto.

Pubblicato da: revellino 21 04 13 Nessun Commento »
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Linguaggio e disturbo autistico

Nel lavoro di cui si presenta qui un sintetico compendio sono indagati i rapporti che intercorrono tra il disturbo autistico e la lingua utilizzata dagli individui che ne sono affetti. L’approccio adottato consente di guardare all’autismo, disturbo così polimorfico che la sua definizione eziologica e sintomatologica è tuttora oggetto di studi e di revisioni, considerando le sue ricadute linguistiche in quanto, nonostante i criteri per la diagnosi secondo il DSM-IV comprendano varie inabilità nell’ambito della comunicazione e del linguaggio, gli studi intrapresi in Italia hanno quasi totalmente trascurato di indagarne la fenomenologia. Il lavoro di indagine si basa sull’analisi di un corpus di testi realizzati da gruppi di soggetti che hanno appreso il codice mediante una tecnica di espressione detta Comunicazione Facilitata, e sull’esame di testi e registrazioni raccolti grazie alla personale collaborazione con un bambino autistico che ha imparato la lingua nel modo tradizionale. I documenti sono stati sottoposti ad analisi statistica del contenuto, ad analisi lessicale, all’esame delle strutture sintattiche e degli aspetti semantici. Si è scelto di trascurare in via preliminare i criteri diagnostici della psichiatria ufficiale e i risultati proposti dalle teorizzazioni più affermate sul disturbo autistico al fine di non forzare aprioristicamente l’analisi linguistica e di ricorrere ad essi solo in quanto elementi di ulteriore conferma alle interpretazioni dei fenomeni linguistici Si è giunti a individuare due diverse urgenze che regolano la testualità: nei soggetti autistici che hanno appreso la lingua attraverso la Comunicazione Facilitata si è riscontrata l’attitudine a regolare il codice attraverso un motore psicologico-emozionale che si riflette nell’adozione ad alta frequenza di figure semantiche; la testualità del bambino è invece organizzata secondo necessità prosodiche e musicali manifestate primariamente nei costrutti sintattici. Nel primo caso i testi si focalizzano sulla dimensione intrasoggettiva e la rispecchiano attraverso l’adozione di iperbati, metafore, sinestesie, iperboli ed altri tropi; nel secondo, il codice è plasmato a partire da un principio prosodico-sintattico che struttura i periodi attraverso la reiterazione e variazione di sintagmi (per esempio sintagma nominale + sintagma verbale + sintagma preposizionale). La comparazione dei risultati ha permesso di individuare un elemento di affinità tra i due codici: in entrambi i casi la lingua è organizzata sulla base di moti soggettivi manifestati attraverso scelte linguistiche e movenze espressive che lasciano emergere efficacemente l’io dell’individuo. L’aderenza alla forma e la correttezza grammaticale sono considerate dai soggetti criteri di strutturazione trascurabili. In conclusione, poiché tali risultati non trovano riscontri nelle più recenti pubblicazioni sull’argomento, i dati a cui si è giunti lasciano ipotizzare realtà linguistiche e psicologiche che prospettano altre luci sul panorama scientifico attuale.

Pubblicato da: revellino 21 01 13 Nessun Commento »
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Armando Massarenti, Direttore del Domenicale del Sole 24 Ore, riflette sul rapporto tra filosofia, medicina e scienza

“Bentornata Realtà”. Questo il titolo del Convegno che si è tenuto a Roma nel novembre scorso presso la sede dell’Accademia dei Lincei. A un anno e mezzo dall’avvio del dibattito sul Nuovo Realismo e dopo gli importanti convegni di  New York e Torino, questa giornata di studio, organizzata dalla Fondazione Rosselli (Clicca qui) ha voluto fare il punto sullo stato della questione filosofica in atto. (Per approfondire)
Proprio al Nuovo Realismo di Maurizio Ferraris, e alle sue potenziali ricadute sulla formazione in ambito medico- scientifico, la redazione di Torino Medica ha più volte dedicato degli approfondimenti (Clicca qui ; clicca qui ) senza però mai entrare nel merito del rapporto diretto che può esistere tra medicina e realtà, ma soprattuto tra realtà e scienza.  Lo abbiamo chiesto al direttore dell’inserto “Domenicale” del Sole 24 ore, Armando Massarenti, moderatore di una parte del Convegno. Il suo intervento ha più volte riportato l’attenzione sul legame profondo che unisce filosofia, medicina e scienza, in un contesto culturale in cui però continua a predominare un atteggiamento marcatamente antiscientifico. Ascolta l’intervista ad Armando Massarenti

 

Pubblicato da: revellino 08 01 13 Nessun Commento »
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Psicopatologia del linguaggio. L’Osservatorio linguistico dell’Università degli Studi di Torino

L’obiettivo primario del linguista in campo psicopatologico deve essere l’individuazione della patologia del soggetto in analisi a prescindere e a priori dalla sua diagnosi e storia clinica pregressa, al fine di evitare cadute in pregiudizi e condizionamenti derivanti dalla conoscenza della classe diagnostica e dell’anamnesi personale del paziente. Posta questa necessaria e fondante premessa, si è deciso di rivolgere lo studio ad un testo a carattere diariale prodotto da una paziente di 52 anni afferente al Centro di Salute Mentale di Saluzzo (CN) dove si trova attualmente in terapia psicofarmacologica. L’analisi linguistica è stata condotta concordemente al principio di apriorismo, decidendo di ignorare inizialmente la diagnosi del soggetto scrivente per tenerne conto solo al termine del lavoro in qualità di riscontro a posteriori. La finalità precipua dello studio è l’individuazione delle modalità verbali presenti all’interno del testo scritto in questione, dalle quali poter risalire al nucleo della malattia. Il metodo usato si fonda su un’analisi di tipo fenomenologico e ateorico che tiene conto di tre livelli di osservazione: un piano semantico-lessicale, uno sintattico e uno retorico, al fine di ravvisare non tanto le deviazioni linguistiche patenti quanto piuttosto i fattori espressivi latenti, le relazioni verbali e l’architettura profonda del discorso che, una volta ricostruiti, permettono di accedere alla modalità logico-percettiva del paziente e quindi al cuore della patologia. In conclusione l’indagine ha identificato le componenti verbali e le strutture linguisticodiscorsive corrispondenti alla macroarea patologica delle psicosi caratterizzate da ideazione delirante e quindi, in via approssimativa, a quello che il DSM IV classifica come Disturbo Psicotico Delirante. Si tratta effettivamente della diagnosi che era stata attribuita alla paziente, anche se è doveroso sottolineare come l’analisi linguistica delle forme verbali abbia individuato tratti specifici non solo delle psicosi ma anche di altre patologie mentali, soprattutto schizofrenia e paranoia, a conferma dell’incertezza e labilità dei confini esistenti tra le diverse malattie psichiatriche, nonché dell’inesattezza nelle affermazioni di esistenza di linguaggi patologici fissi e categorizzati

Pubblicato da: revellino 03 01 13 Nessun Commento »
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