Il Comitato Centrale dellaFederazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri (FNOMCeO) è intervenuto nel dibattito – scientifico, politico, culturale – aperto “Caso Stamina”.
Il Senato infatti chiamato a trasformare in legge il decreto Balduzzi ha detto prima di no al Ministro respingendo il carattere di urgenza del decreto (vedi) e (vedi) ma poi il 10 aprile scorso il testo è stato approvato dal Senato (vedi). Di seguito la nota rilasciata dalla FNOMCeO
“Se è vero che il fine della Medicina, soprattutto in tempi di straordinarie prospettive scientifiche e biotecnologiche, è perseguire il bene della Persona nel rispetto dei suoi diritti fondamentali, è irrealistico immaginare che tale obiettivo possa essere conseguito da una Scienza medica che resti lontana e indifferente alle speranze e alle sofferenze che ancora non trovano risposte.
Ma è altrettanto vero che – nella tumultuosa evoluzione della ricerca e della medicina applicata – le speranze di tanti diventano certezze per tutti solo quando una rigorosa e trasparente metodologia scientifica abbia sperimentato prima, e introdotto nella pratica clinica poi, innovazioni diagnostiche e terapeutiche di comprovata efficacia e sicurezza.
Questo inscindibile e ineludibile legame tra speranze delle persone ed evidenze della scienza è tanto più stretto quanto più si intendono affermare – in una Sanità che sia per tutti e di tutti – i principi di equità di accesso e universalismo dei destinatari: solo in questo scenario la libertà di cura diventa un diritto esigibile.
La ricerca scientifica e la pratica della Medicina non sono né devono essere interpretate come “palazzi ciechi e sordi” alla speranza e alla sofferenza, ma come luoghi e soggetti di sviluppo delle conoscenze, di costruzione di nuovi strumenti di diagnosi e cura, che strappano all’ignoto non brandelli di verità assoluta ma evidenze utili a contrastare malattie, ancora orfane di trattamenti efficaci.
La nostra opera professionale ogni giorno e su ogni persona si misura con questo intreccio tra speranze ed evidenze, tra prossimità al malato e rispetto delle buone pratiche cliniche.
Riteniamo altresì che questo sia il vero nucleo forte di quella Alleanza terapeutica che diviene il punto di sintesi tra la libertà di cura e il diritto a trattamenti sicuri ed efficaci, anche per chi, nella disperazione, continua a coltivare legittime speranze”.










